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II
progetto di Marcello Piacentini per il Corpo
d'Armata di Bolzano assume come riferimento
urbanistico il "Quartiere Monumentale" già previsto
dallo stesso architetto nel Piano particolareggiato
di espansione della zona di Gries approvato
dall'Amministrazione comunale allo scadere del 1935.
Il disegno di questo settore urbano prevede infatti
un percorso stradale con origini sul margine destro
della Piazza della Vittoria, tra due edifici dalle
testate speculiari, e con punto di fuga nel vertice
del lotto destinato al complesso del Corpo d'Armata.
Adottando questa particolare condizione di impianto,
Piacentini assegna al prospetto d'angolo del
principale dei quattro edifici, sede degli Alti
Comandi, il valore rappresentativo della funzione
istituzionale dell'intero complesso.
La distribuzione gerarchica dei volumi e delle
funzioni fissa in questo settore un carattere
figurativo emergente, accentuato peraltro dalla
particolare posizione di caposaldo tra due direzioni
principali di espansione della città; parte di
questa carica espressiva verrà a perdersi a causa
della successiva sistemazione dello spazio
antistante come piazza (Piazza IV Novembre)
contornata da edifici ed aperta ad est sul Parco del
Talvera.
La sede degli Alti Comandi accoglie uffici ed
ambienti di rappresentanza e si sviluppa in due
distinti bracci lungo le direzioni divergenti della
Via Diaz e del Viale Cadorna (ex via Fago).
Un secondo edificio, la "casermetta", con funzioni
di servizio, insiste nella parte centrale del lotto
formando il terzo lato di una corte interna; lo
sviluppo lineare del braccio della sede degli Alti
Comandi sul viale Cadorna è completato da due
palazzine destinate agli alloggi degli Ufficiali.
L'impianto planimetrico generale risulta centrato su
di un'asse primario che è bisettrice dell'angolo
formato dalle due strade di tangenza e attraversa
l'edificio in corrispondenza dell'ingresso
principale divenendo riferimento di simmetria sia
per la corte interna che per la "casermetta"; un
blocco, quest'ultimo, dal profilo planimetrico
arcuato che, pur denunciando il suo carattere
accessorio, funge da quinta conclusiva della
principale vista prospettica dello spazio interno,
dedito alla figura di Giulio Cesare.
Il modello compositivo ha un chiaro precedente in
un'altra opera di Piacentini, la Casa Madre
dell'Associazione Mutilati ed Invalidi di Guerra,
realizzata a Roma tra il 1925 - 1928. Anche
nell'edificio di Bolzano un "ingresso trionfale"
risolve il punto di innesto di due bracci
convergenti in fronte dal forte slancio verticale
che assume il carattere di segno distintivo per
l'immediata identificazione dell'intero complesso.
L'idea di base si rafforza soprattutto grazie ad un
disegno che tende a semplificare la forma per
esaltare il carattere monumentale ed "eroico"
dell'edificio.
Risultano espressi con chiarezza alcuni riferimenti
alla tradizione classica italiana pur senza ricorsi
a precise citazioni stilistiche. Se nella Casa Madre
di Roma una coppia di colonne toniche architravate
individua il portale principale, nel Corpo d'Armata
di Bolzano sono due torrioni a pianta circolare che
segnano l'ingresso e fungono da raccordo conclusivo
per lo svolgimento delle ali dell'edificio; i
torrioni solo allo stesso tempo i simbolici baluardi
una struttura difensiva, di una fortezza che esclude
chiaramente la continuità spaziale tra interno ed
esterno. Il distacco del piano nobile dal piano di
campagna è enfatizzato attraverso un alto basamento
dal profilo "a scarpa", reso più' imponente dalla
sovrapposizione di un piano ammezzato al piano
rialzato; un espediente diretto a segnalare
all'esterno l'esistenza di un livello privilegiato,
ove agli uffici delle più' alte gerarchie militari
si alternano sale di riunioni ed ambienti di
ricevimento; alla sala centrale è collegato
l'arengario, inserito sul fronte principale in
aggetto tra i due torrioni come retorico segnale di
relazione tra piazza e palazzo.
Piacentini ha presente l'esigenza di dar forma ad un
complesso altamente rappresentativo di una funzione
direttiva dello Stato; dispone peraltro di
possibilità economiche elevate che giustificano una
logica d'intervento libera dai vincoli che
solitamente condizionano le opere di carattere
utilitaristico. Ciò' si traduce in una
strutturazione tecnica modernissima, nell'uso di
materiali di rivestimento pregiati, in elementi di
arredo qualitativamente raffinati.
La tendenza alla linearità ed alla semplificazione
formale delle masse ispira il disegno degli elementi
di arredo, sia per gli ambienti ufficiali che per
gli alloggi: negli interni è ampiamente
rappresentata la varietà di colori e di grana dei
marmi italiani, è riservato spazio a espressioni
artistiche (mosaici, decorazioni scultoree, ecc.);
materiali tradizionali sono in forme e lavorazioni
nuove.
IL
PALAZZO E I MILITARI
Al
Palazzo Alti Comandi (costruito nel periodo 1933
-1935) si installò, il 10 luglio 1935, il Comando
del IV Corpo d'Armata trasferito da Verona (Palazzo
Carli) a Bolzano.
L'infrastruttura ospitò sino al dicembre 1939 il
Comando IV Corpo d'Armata quando venne mobilitato e
trasferito ai confini con la Francia dove
parteciperà alla battaglia delle Alpi Occidentali
(Giugno 1940). Al Corpo d'Armata subentra il
"Comando del Corpo d'Armata di Bolzano" retto dal
Generale Gamaleri.
Dal 1° aprile 1940 il Comando del Corpo d'Armata di
Bolzano assume il nominativo di "Comando XVIII Corpo
d'Armata" che, sciolto il 25 luglio 1940 venne
ricostituito il 1° luglio 1941 per poi essere
trasferito a Spalato dove assume il controllo delle
unità dislocate in Dalmazia. Poi arriva il Comando
del XIX Corpo d'Armata che - tra l'altro - è
responsabile della difesa territoriale di Bolzano.
Dal 1° maggio 1942 lascia la sede di Bolzano per
portarsi nella Campania dove verrà sciolto per gli
eventi determinati dall'armistizio dell'8 settembre
1943. Nella primavera del 1943 è la volta del
XXXV Corpo d'Armata (già CSIR) che, rientrato
dalla Russia, prende possesso del palazzo già sede
del IV Corpo (dislocato a Durazzo, in Albania). Poi
arriva l'armistizio dell'8 settembre del 1943. Alle
ore 02 del 9 settembre 1943 le truppe tedesche
occupano il palazzo Alti Comandi. Ne segue la
cattura del Comandante (Generale Alessandro Gloria)
e dell'intero comando.
Nella prima decade del mese di settembre 1943 si
installa nel palazzo il comando supremo della
polizia e della gestapo, per la zona di operazioni
delle Prealpi.
Le cellule, presenti presso il palazzo del Corpo
d'Armata, vengono divise in cinque reparti.
L'amministrazione al primo piano, al secondo il
personale, al terzo la polizia segreta, al quarto la
Gestapo ed al quinto la polizia criminale. Il 26
aprile 1945 (a seguito dell'avanzata degli Alleati)
il C.N.L. fa pervenire ad Innsbruck, ai
comandanti delle truppe tedesche in Alto Adige
(Generale Vietinghoff e Wolf), un invito ad iniziare
le trattative di resa dell'esercito tedesco:
trattative che dovevano essere condotte dallo stesso
C.N.L.
Il 3 maggio 1945 arrivano in Bolzano le Truppe
Alleate.
Le Autorità Militari riprendono possesso del Palazzo
Alti Comandi -abbandonato dai tedeschi in ritirata -
e vi insediano il IV Comando Militare Territoriale.
Nel 1952 il citato IV Comando Militare Territoriale
(sciolto nel 1957) si trasforma nel IV Corpo
d'Armata che assumerà, nel 1976, la denominazione
attuale di "4° Corpo d'Armata alpino" per poi
trasformarsi in Comando Truppe Alpine.
Notizie tratte dalla bibliografia sul
Palazzo Alti Comandi, dall’archivio del Comando
Truppe Alpine
e dall’Ufficio Storico dello Stato Maggiore
dell’Esercito. |
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