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Comando Truppe Alpine

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-Storia delle Truppe Alpine

Il Palazzo Alti Comandi
Sede del Comando Truppe Alpine

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1933 - 1934 Proseguono i lavori al PalazzoII progetto di Marcello Piacentini per il Corpo d'Armata di Bolzano assume come riferimento urbanistico il "Quartiere Monumentale" già previsto dallo stesso architetto nel Piano particolareggiato di espansione della zona di Gries approvato dall'Amministrazione comunale allo scadere del 1935.
Il disegno di questo settore urbano prevede infatti un percorso stradale con origini sul margine destro della Piazza della Vittoria, tra due edifici dalle testate speculiari, e con punto di fuga nel vertice del lotto destinato al complesso del Corpo d'Armata.
Adottando questa particolare condizione di impianto, Piacentini assegna al prospetto d'angolo del principale dei quattro edifici, sede degli Alti Comandi, il valore rappresentativo della funzione istituzionale dell'intero complesso.
La distribuzione gerarchica dei volumi e delle funzioni fissa in questo settore un carattere figurativo emergente, accentuato peraltro dalla particolare posizione di caposaldo tra due direzioni principali di espansione della città; parte di questa carica espressiva verrà a perdersi a causa della successiva sistemazione dello spazio antistante come piazza (Piazza IV Novembre) contornata da edifici ed aperta ad est sul Parco del Talvera.
La sede degli Alti Comandi accoglie uffici ed ambienti di rappresentanza e si sviluppa in due distinti bracci lungo le direzioni divergenti della Via Diaz e del Viale Cadorna (ex via Fago).
Un secondo edificio, la "casermetta", con funzioni di servizio, insiste nella parte centrale del lotto formando il terzo lato di una corte interna; lo sviluppo lineare del braccio della sede degli Alti Comandi sul viale Cadorna è completato da due palazzine destinate agli alloggi degli Ufficiali.
L'impianto planimetrico generale risulta centrato su di un'asse primario che è bisettrice dell'angolo formato dalle due strade di tangenza e attraversa l'edificio in corrispondenza dell'ingresso principale divenendo riferimento di simmetria sia per la corte interna che per la "casermetta"; un blocco, quest'ultimo, dal profilo planimetrico arcuato che, pur denunciando il suo carattere accessorio, funge da quinta conclusiva della principale vista prospettica dello spazio interno, dedito alla figura di Giulio Cesare.1935 Vengono ultimati i lavori al Palazzo Alti Comandi
Il modello compositivo ha un chiaro precedente in un'altra opera di Piacentini, la Casa Madre dell'Associazione Mutilati ed Invalidi di Guerra, realizzata a Roma tra il 1925 - 1928. Anche nell'edificio di Bolzano un "ingresso trionfale" risolve il punto di innesto di due bracci convergenti in fronte dal forte slancio verticale che assume il carattere di segno distintivo per l'immediata identificazione dell'intero complesso. L'idea di base si rafforza soprattutto grazie ad un disegno che tende a semplificare la forma per esaltare il carattere monumentale ed "eroico" dell'edificio.
Risultano espressi con chiarezza alcuni riferimenti alla tradizione classica italiana pur senza ricorsi a precise citazioni stilistiche. Se nella Casa Madre di Roma una coppia di colonne toniche architravate individua il portale principale, nel Corpo d'Armata di Bolzano sono due torrioni a pianta circolare che segnano l'ingresso e fungono da raccordo conclusivo per lo svolgimento delle ali dell'edificio; i torrioni solo allo stesso tempo i simbolici baluardi una struttura difensiva, di una fortezza che esclude chiaramente la continuità spaziale tra interno ed esterno. Il distacco del piano nobile dal piano di campagna è enfatizzato attraverso un alto basamento dal profilo "a scarpa", reso più' imponente dalla sovrapposizione di un piano ammezzato al piano rialzato; un espediente diretto a segnalare all'esterno l'esistenza di un livello privilegiato, ove agli uffici delle più' alte gerarchie militari si alternano sale di riunioni ed ambienti di ricevimento; alla sala centrale è collegato l'arengario, inserito sul fronte principale in aggetto tra i due torrioni come retorico segnale di relazione tra piazza e palazzo.
Piacentini ha presente l'esigenza di dar forma ad un complesso altamente rappresentativo di una funzione direttiva dello Stato; dispone peraltro di possibilità economiche elevate che giustificano una logica d'intervento libera dai vincoli che solitamente condizionano le opere di carattere utilitaristico. Ciò' si traduce in una strutturazione tecnica modernissima, nell'uso di materiali di rivestimento pregiati, in elementi di arredo qualitativamente raffinati.
La tendenza alla linearità ed alla semplificazione formale delle masse ispira il disegno degli elementi di arredo, sia per gli ambienti ufficiali che per gli alloggi: negli interni è ampiamente rappresentata la varietà di colori e di grana dei marmi italiani, è riservato spazio a espressioni artistiche (mosaici, decorazioni scultoree, ecc.); materiali tradizionali sono in forme e lavorazioni nuove.

IL PALAZZO E I MILITARI

1943-45 Occupazione delle truppe tedescheAl Palazzo Alti Comandi (costruito nel periodo 1933 -1935) si installò, il 10 luglio 1935, il Comando del IV Corpo d'Armata trasferito da Verona (Palazzo Carli) a Bolzano.
L'infrastruttura ospitò sino al dicembre 1939 il Comando IV Corpo d'Armata quando venne mobilitato e trasferito ai confini con la Francia dove parteciperà alla battaglia delle Alpi Occidentali (Giugno 1940). Al Corpo d'Armata subentra il "Comando del Corpo d'Armata di Bolzano" retto dal Generale Gamaleri.
Dal 1° aprile 1940 il Comando del Corpo d'Armata di Bolzano assume il nominativo di "Comando XVIII Corpo d'Armata" che, sciolto il 25 luglio 1940 venne ricostituito il 1° luglio 1941 per poi essere trasferito a Spalato dove assume il controllo delle unità dislocate in Dalmazia. Poi arriva il Comando del XIX Corpo d'Armata che - tra l'altro - è responsabile della difesa territoriale di Bolzano. Dal 1° maggio 1942 lascia la sede di Bolzano per portarsi nella Campania dove verrà sciolto per gli eventi determinati dall'armistizio dell'8 settembre 1943. Nella primavera del 1943 è la volta del XXXV Corpo d'Armata (già CSIR) che, rientrato dalla Russia, prende possesso del palazzo già sede del IV Corpo (dislocato a Durazzo, in Albania). Poi arriva l'armistizio dell'8 settembre del 1943. Alle ore 02 del 9 settembre 1943 le truppe tedesche occupano il palazzo Alti Comandi. Ne segue la cattura del Comandante (Generale Alessandro Gloria) e dell'intero comando.
Nella prima decade del mese di settembre 1943 si installa nel palazzo il comando supremo della polizia e della gestapo, per la zona di operazioni delle Prealpi.
Le cellule, presenti presso il palazzo del Corpo d'Armata, vengono divise in cinque reparti.
L'amministrazione al primo piano, al secondo il personale, al terzo la polizia segreta, al quarto la Gestapo ed al quinto la polizia criminale. Il 26 aprile 1945 (a seguito dell'avanzata degli Alleati) il C.N.L. fa pervenire ad Innsbruck, ai comandanti delle truppe tedesche in Alto Adige (Generale Vietinghoff e Wolf), un invito ad iniziare le trattative di resa dell'esercito tedesco: trattative che dovevano essere condotte dallo stesso C.N.L.
Il 3 maggio 1945 arrivano in Bolzano le Truppe Alleate.
Le Autorità Militari riprendono possesso del Palazzo Alti Comandi -abbandonato dai tedeschi in ritirata - e vi insediano il IV Comando Militare Territoriale.
Nel 1952 il citato IV Comando Militare Territoriale (sciolto nel 1957) si trasforma nel IV Corpo d'Armata che assumerà, nel 1976, la denominazione di "4° Corpo d'Armata alpino" per poi trasformarsi nell'attuale Comando Truppe Alpine.

Notizie tratte dalla bibliografia sul Palazzo Alti Comandi, dall’archivio del Comando Truppe Alpine
e dall’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito.